sabato, 02 agosto 2008,00:39
Paura ieri sera nella metropolitana A di Roma. Tanta paura per i passeggeri, eppure era solo un falso allarme.
Ore 20, metropolitana A. Il treno, proveniente dal capolinea Anagnina, diretto verso il centro, si ferma alla fermata Porta Furba - Quadraro. Nella stazione suona l'allarme anti-incendio. Un suono forte, tanto forte che mette in agitazione i passeggeri. Due ragazze, d'improvviso, escono di corsa dal treno. E' un istante e subito inizia un rapido fuggi-fuggi. Tutti i passeggeri abbandonano i propri effetti personali, borse, buste della spesa, zaini e iniziano la fuga. Vecchi, giovani, anziani, donne, uomini corrono verso l'uscita, nei corridoi e per le scale nel più totale panico. In meno di un minuto la stazione si è svuotata. Nessun uomo della sicurezza presente, nessun controllore nel gabbiotto di stazione. La situazione è surreale eppure non c'è fumo o fiamme, niente.
Arrivati in superficie un tecnico avvisa i passeggeri: "Nessun incendio, è un falso allarme, c'è un problema nel sistema di sicurezza". Ma come? Non c'è nessun pericolo? E tutta quella gente che è fuggita, rischiando di essere schiacciata, e tutti quegli anziani che hanno rischiato un infarto? "Mi dispiace, è stato un falso allarme". Nessun avviso vocale in galleria, nessun piano di evacuazione. Nessuno che fosse in grado di rassicurare i passeggeri.
Alla fine  non si è fatto male nessuno, ma poteva andare peggio. E solo per incuria e menefreghismo. Ma in Italia esiste il reato di procurato allarme?
martedì, 22 luglio 2008,15:55

IMAGE_001Dopo anni di pessimo servizio, negli ultimi due anni il servizio sulla metro A di Roma è divenuta eccellente. Nuovissimi e bellissimi treni, maggiore frequenza delle corse e, soprattutto, l’aria condizionata. Fino a pochi anni fa la metro A cadeva a pezzi. Treni sovraffollati, treni sudici, guasti continui, ritardi e caldo insopportabile. Prendere la metro dalla periferia per raggiungere il centro tra le 7 30 e le 8 30 di mattina era una vera e propria impresa. I treni erano veri e propri carri bestiame, in cui non c’era bisogno di reggersi ai sostegni perché era un gioco ad incastro.

Oggi quell’incubo è finito. Ma negli ultimi mesi si è noIMAGE_002-1tato un peggioramento nella pulizia dei treni. Pavimenti luridi e fogli di giornale sparsi per terra. Sull’esterno segni di ruggine colata dalle tubature e mai rimossa, il bianco delle carrozze che divenuto grigio. E poi, come se non bastasse, ricompaiono i writers con le loro inutili scritte. Non è bastata la sorveglianza con le telecamere e la vernice speciale sulle pareti. Le scritte si riappropriano di ogni parete, di ogni porta, di ogni sedia. Qualcuno riesce ad intervenire prima che sia troppo tardi?

giovedì, 24 gennaio 2008,23:38
(www.voiaganto.it)Si possono spendere 25,50 euro per una bruschetta, una pizza, una cassata siciliana (penosa) e una birra? No? Beh, a Roma ci sono riusciti. 50mila lire per una pizza! Roba da pazzi. Dove? Pizzeria Lingua Lunga, piazza dell'Unità, 26, zona Prati. Io non ci torno. Averlo saputo prima...
 
giovedì, 03 gennaio 2008,22:16
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Da qualche anno in alcune enoteche dell'Alto Adige si trovano spesso esposte in vetrina alcune bottiglie raffiguranti personaggi storici. Non ci sono solo bottiglie della "Linea della storia" di Vini Lunardelli, produttore che ha lanciato l'idea. Anche altri produttori si sono attrezzati, tutti del nord-est. E' una moda che sta prendendo sempre più piede e trova ogni giorno un sempre più ampio mercato di collezionisti. Nulla di male se non fosse che la stragrande maggioranza di personaggi ritratti su queste bottiglie si chiamano Mussolini, Hitler, Stalin e Guevara. In particolar modo, i primi due sembrano essere i più gettonati: il primo dai turisti italiani, il secondo da quelli tedeschi (solo quelli tedeschi?). Certo, bisogna dire che è rispettata una certa par-condicio ma quale senso abbia tutto ciò non mi è ben chiaro. Vedere quei vini equivale a vendere souvenir con le effige del fascismo. Non comprendo la differenza che i giudici del tribunale di Sorveglianza di Bolzano hanno attribuito a queste bottiglie. "Non persegue alcuno scopo politico" dicono. Certo, non lo metto in dubbio. Semplicemente si è trovato un modo di fare i soldi spacciando un pessimo vino a qualche nostalgico dei "vecchi tempi". Ma non è solo una questione di soldi. E' l'ideologia che trova sempre nuova linfa, che si riproduce nell'immagine, nel motto, nel simbolo. E tutto questo accade in una regione, quella sudtirolese, dove ancora è vivo, seppur sopito, il risentimento reciproco che da secoli esiste tra gli abitanti di lingua italiana e quelli di lingua tedesca, dove il fascismo, per mano di Mussolini ed Ettore Tolomei, ha creato una frattura tale che ancora oggi sembra insanabile.
L'immagine sopra ritratta l'ho scattata personalmente in una distilleria di una vallata dove i residenti di lingua italiana sono molto pochi. Sono rimasto molto turbato da queste bottiglie, soprattutto pensando al male che Mussolini ha fatto a tutta quella popolazione che fu costretta a cambiare il proprio nome tedesco in un nome italiano, oppure ad emigrare. Come può sentirsi un abitante di lingua tedesca di fronte a quelle bottiglie?
Mi rivolgo al gestore della distilleria. Dall'accento comprendo che è di lingua madre tedesca. Veramente i soldi portano all'indifferenza?
 
 
giovedì, 13 dicembre 2007,23:03

www.wordpress.comOgni volta che metto la testa fuori dalla mia casa posso apprezzare l’ottimo profumo di carburante bruciato dalle automobili che stazionano in fila lungo le strade di Roma. Per non contribuire ad aumentare il piacevole odore cerco di spostarmi nel mio quartiere con la bicicletta. Oggi pedalando in una zona generalmente poco trafficata, mi sono imbattuto in un lungo incolonnamento. Pensai: «Deve essere successo un incidente». Con mio grande piacere superavo tutte quelle macchine incolonnate guidate (si fa per dire) da conducenti piuttosto incazzati. Scorrendo, sornione, lungo quella fila ridendo sotto i baffi perché per una volta ero più veloce di loro, mi resi conto del motivo che aveva creato tutto quel traffico: una scuola, una semplicissima scuola media inferiore di quartiere. Come è riuscita una scuola a fare tutto ciò? Beh, la colpa non è sua ma di una massa informe ed indefinita di genitori che con le proprie macchine stazionava di fronte alla scuola in attesa dell’uscita dei propri pargoli. Ma quella scuola è raggiungibile da ogni parte del quartiere in meno di 15 minuti a piedi! C’è bisogno della macchina? Ci lamentiamo che i ragazzini sono grassi, gli facciamo fare la dieta, li spediamo in palestra. Ma non sarebbe più facile farli camminare o pedalare? Meno traffico, meno inquinamento, meno rumore, più moto. Troppo rischioso per i poveri flaccidi indifesi pargoli?

 
giovedì, 01 novembre 2007,19:06

Il principio meritocratico per l’accesso alla Pubblica Amministrazione è stabilito dall’articolo 97 della Costituzione. Quanto questo principio sia, oggi come ieri, applicato è un altro discorso. Su questo punto l’attuazione della nostra Costituzione lascia molto a desiderare. In alcuni concorsi pubblici recentemente si è cercato di dare una parvenza di serietà, con test selettivi nei quali a chi corregge il test o l’elaborato non è dato modo di conoscere il nome dell’autore. Così avvenne due anni fa ai concorsi per la Camera dei Deputati dove, attraverso l’uso di metal detector, non era nemmeno possibile introdurre alcuno strumento elettronico e le domande venivano selezionate da un programma in maniera casuale al momento stesso della prova. Una realtà più unica che rara, che certamente non sempre si può riscontrare in questa tipologia di concorsi, ma che comunque denota una certa inversione di rotta rispetto agli anni precedenti.

Dove invece non si è intervenuto in alcun modo è l’Università. Qui i concorsi per il dottorato di ricerca e per i posti da ricercatore non sono in alcun modo trasparenti. Nei primi giorni dello scorso settembre sono emerse enormi irregolarità per l’esame di ammissione nelle Facoltà di Medicina. I soliti “amici degli amici”, i soliti “figli di papà”, i soliti “pagare è giusto, lo fanno tutti”. Subito l’opposizione si scagliò contro il ministro Mussi quasi fosse responsabile di una situazione secolare in cui versa non solo l’Università ma l’Italia intera. Quello che emerse a settembre fu solo la punta di un immenso iceberg, tutt’oggi sommerso. Se un giovane vuole iniziare la carriera universitaria attraverso i dottorati di ricerca deve cercarsi un professore sponsor e deve sperare che questo finisca nella commissione esaminatrice. Se lo sponsor è anche esaminatore la probabilità di poter accedere alla borsa è molto concreta, se lo sponsor non è un esaminatore si può sperare di ottenere il dottorato ma senza borsa, cioè lavorare gratis per 3 anni. Senza sponsor non c’è alcuna possibilità. Situazione simile vale anche per il concorso per ricercatore universitario. La conseguenza? Oltre a possibili fenomeni di corruzione, il risultato sarà solo uno: non vanno avanti i migliori ma solo i protetti e i raccomandati. Tutto ciò è possibile a causa di un sistema che lo permette: ogni esaminatore è in grado di conoscere il nome dell’autore di una prova scritta e può quindi “valutare” di conseguenza.

Anni fa, frequentando il corso di statistica all’Università, il giovane professor Lagona, titolare della cattedra e già ricercatore e docente negli Stati Uniti, stabilì un criterio di procedura delle prove scritte dell’esame che mi colpì in maniera particolare. All’inizio della prima delle tre prove, il professore, verificata l’identità di ogni studente, consentiva a ciascuno di estrarre un numero (certificato con un timbro) da un bussolotto. Ogni studente era tenuto ad inserire il proprio numero sul modulo per lo svolgimento della prova. Una volta corrette le prove, ad ogni numero veniva collegato un voto. Non solo veniva garantita la privacy degli studenti, ma il professore stesso non conosceva il nome dell’autore del test. Per verbalizzare il voto, era sufficiente presentare il numero certificato estratto all’inizio della prima prova. Eccessivo, direte. Certamente eccessivo per un semplice esame universitario. Ma, come lo stesso professore mi spiegò, questa è una metodologia usuale negli USA. Come mai, da noi, non si utilizza lo stesso metodo per questioni molto più serie come i concorsi per i dottorati e per la ricerca? Nessuno denuncia, nessuno si ribella. Sembra un problema così difficile da risolvere quando in realtà basterebbe una legge che obbligasse a svolgere le prove (anche quelle orali) sostituendo il nome dell’autore con una matricola numerica e centralizzando i concorsi oppure utilizzando commissioni esterne alle singole Università. Ma lo sappiamo, siamo in Italia: qualcuno scenderebbe in piazza per difendere l’autonomia delle Università, cioè la libertà di professori di trasformarsi in baroni.

martedì, 28 agosto 2007,17:08
Treno diretto Roma-Pisa delle ore 10 08. Il treno parte con
10 minuti di ritardo. Il motivo è semplice: una carrozza necessita di manutenzione. Niente di strano se non fosse che l'intervento viene fatto due minuti dopo l'orario teorico di partenza, nonostante che il treno fosse in stazione già da più di 20 minuti.
Sale, con molta calma, il controllore vestito con abiti civili e totalmente trasandato. Si distingue solo dal berretto e dal borsello. Mi siedo nel vagone di 1^ classe declassata per viaggiare più comodo. Si, perché questo è l'unico treno al mondo che ha perennemente la 1^ classe declassata. Il motivo non lo conosco.
Mi siedo e mi accorgo che l'appoggiatesta è marrone per lo sporco. Mi guardo intorno e mi rendo conto che la situazione per gli altri viaggiatori non è diversa. Roba da prendersi i pidocchi.
L'aria condizionata è un optional non utilizzato, nonostante il caldo torrido che stritola Roma in questi ultimi giorni d'agosto. Non si capisce il motivo visto che ogni vagone, anche di seconda, ne è provvisto. E tutto al minimo prezzo di 7,10 euro per 137 chilometri. Misteri di un’Italia che non riesce ad evolversi.

lunedì, 23 luglio 2007,23:39

Alcuni mesi fa, il comune di Montalto di Castro (VT) è balzato agli onori (si fa per dire) della cronaca per un caso di presunto stupro di gruppo in una pineta della cittadina costiera. Otto ragazzi avrebbero violentato una ragazza di sedici anni. Fatto piuttosto inquietante perché avvenuto in una cittadina notoriamente tranquilla. Alcuni giorni fa si apprende che il sindaco e la giunta comunale hanno stanziato dei fondi per pagare l’avvocato ai giovani accusati di stupro. Motivazioni? Nessuna. O forse perché uno degli accusati è parente del sindaco Salvatore Carai. Non vogliamo sostenere che il sindaco abbia voluto aiutare, con i soldi dei contribuenti, dei violentatori. Infatti la vicenda è ancora piuttosto oscura. Tuttavia non si capisce per quale motivo del denaro pubblico sia stato utilizzato in favore di una parte piuttosto che di un’altra all’interno di un processo giudiziario. Il sindaco, dopo che è scoppiato il polverone, ha dichiarato di esser pronto a ritornare sui suoi passi. Credo che ormai sia troppo tardi. Ovviamente attendiamo le dimissioni e l’espulsione dai DS (partito del quale fa parte il sindaco). Di tutto ciò nulla accadrà, come sempre. Specialmente in un comune nel quale un soggetto come Carai riesce a prendere quasi il 70% dei voti.

giovedì, 19 luglio 2007,22:38
Acquisti un'autoradio per il tuo autoveicolo. Un giorno l'autoradio non legge più i CD. Cerchi sulle vecchie carte la garanzia del prodotto. Non ricordi bene, è forse passato un anno, o forse ancora no dall'acquisto dell'autoradio. Sei fortunato e ritrovi la garanzia. Chiami il venditore per sapere se il prodotto è ancora garantito. L'assistenza appura che dall'acquisto è passato poco più di un anno: «Ci dispiace ma la garanzia è scaduta». A questo punto ti rassegni: se è possibile farai riparare il prodotto a pagamento oppure lo comprerai nuovo. Poi per caso un tuo amico, con una certa dimestichezza con le leggi, ti avvisa che i prodotti elettronici venduti dal 2002 sono garantiti per due anni. Allora richiami il venditore chiedendo spiegazioni. L'interlocutore continua a sostenere che la garanzia vale solo un anno dalla vendita ma quando capisce che conosci la legge, cambia atteggiamento e finalmente ammette che la garanzia vale due anni. Ma perché l'assistenza ha nascosto la verità? Perché la garanzia è a carico del venditore e questo non ha intenzione di accollarsi la spesa delle riparazioni. Non vi fate fregare, occhi aperti.
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lunedì, 02 luglio 2007,22:05

«Signora, devo consegnare un computer a suo figlio». Un uomo distinto, faccia rotonda, vago accento napoletano, da una macchina nera anch’essa distinta si avvicina ad una signora anziana, che sta tornando a casa dopo la spesa della mattina. È il 26 del mese, giorno in cui pagano le pensioni. «Venga su, l’accompagno a casa, la spesa è pesante per lei». La signora rifiuta ma l’uomo insiste, ricordando che il figlio della signora gli aveva detto di consegnare il computer a lei poiché lui la mattina lavora e non è a casa. La signora è titubante. E se fosse vera la storia del computer? Il figlio non l’aveva avvertita. L’uomo apparentemente desiste e la signora continua la sua strada verso casa. Al portone l’uomo ripresenta con una valigetta da computer, spiegando che la signora “deve” prendere questo computer perché altrimenti dovrà pagare una penale di 700 euro. La donna, sentito questo, si preoccupa e cerca di capire cosa deve fare. «Signora, saliamo su a casa così mi dà i soldi». La signora è ancora titubante. L’uomo le dice che ora le passa al telefono il figlio. L’uomo dall’altra parte della cornetta dice: «Mamma, quanti soldi hai?». La donna rivela di tenere a casa 900 euro. L’uomo di fronte le chiede di pagare con tutti i soldi che ha. La donna capisce che c’è qualcosa di strano. Ora a paura. Prende i soldi, e li consegna all’uomo, pregandolo di lasciarle almeno 50 euro per andare avanti ancora qualche giorno. L’uomo prende i soldi e scappa. Il “computer lo lascia nella casa della signora: una borsa economica e una tastiera per computer di vecchio tipo.

Questa è una delle tante storie di anziani raggirati da un’organizzazione di truffatori (probabilmente 5 o 6) che si aggira per Roma, colpendo maggiormente la zona compresa tra Cinecittà e S. Giovanni. Alla caserma dei Carabinieri di zona arriva mediamente una denuncia al giorno.

Un invito a tutti. Copiate questo testo e diffondetelo via mail. Informate i vostri parenti anziani perché non accada loro ciò che è accaduto già a tanti anziani.